Maigret e il caso Nahour
🧩Le inchieste di Maigret (65)
🔍 Una coppia elegante, un medico di quartiere e il commissario che indaga fuori dal suo mondo.
In Maigret e il caso Nahour, Georges Simenon ci porta in un territorio insolito per il suo commissario: quello delle élite internazionali, dei salotti cosmopoliti, delle morali parallele. Tutto comincia nello studio del dottor Pardon, medico di quartiere e amico di Maigret, dove si presenta una coppia elegante, straniera, sbucata dal nulla. Pardon capisce subito che quei due non appartengono al suo mondo. Maigret lo capisce anche, e ne è infastidito.
Il romanzo si apre con un senso di spaesamento. Maigret non è a suo agio. Quei personaggi che si muovono tra Londra, New York e Roma con la stessa disinvoltura con cui lui prende l’autobus, che scendono in alberghi di lusso e si ritrovano ovunque tra simili, appartengono a una “massoneria internazionale” che non è solo fatta di denaro, ma di stile, di atteggiamenti, di una morale diversa. E il commissario, che pure è abituato a tutto, fatica a decifrarli.
L’indagine ruota attorno alla morte di un uomo, il signor Nahour, e alla rete di relazioni che lo circondava: la moglie, l’amante, il medico, i conoscenti. Maigret si muove con cautela, con disagio, con una curiosità che è anche sospetto. Non è solo il crimine a interessarlo, ma il contesto. Perché qui non si tratta di capire chi ha sparato, ma di capire come vivono e come mentono quelli che sembrano non avere nulla da nascondere.
Il ritmo è più frammentato del solito. L’indagine non ha una progressione lineare, ma si sviluppa per intuizioni, per osservazioni, per scarti. Maigret non è sempre brillante, e a volte sembra arrancare. Il lettore lo segue, ma con una certa fatica. E questo può essere un limite del romanzo: la tensione si disperde, l’empatia si incrina, il mistero si diluisce.
Ma proprio questa ambiguità è il cuore del libro. Maigret e il caso Nahour non è un giallo classico, ma un’esplorazione sociale. Un’indagine che interroga le differenze, le distanze, le incomprensioni. Il commissario non risolve solo un caso: cerca di capire un mondo che gli è estraneo. E lo fa con pazienza, con ironia, con quella sua ostinata fedeltà alla realtà.

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