Maigret e il produttore di vino
🧩Le inchieste di Maigret (68)
🖋️ Georges Simenon
🔍 Un uomo odiato, un delitto prevedibile e il commissario che indaga febbricitante tra troppi sospetti.
In Maigret e il produttore di vino, Georges Simenon ci mette di fronte a un caso che sembra già risolto prima ancora di cominciare. Oscar Chabut, imprenditore aggressivo e sprezzante, viene ucciso con quattro colpi di pistola all’uscita di una casa d’appuntamenti di rue Fortuny. Nessuno si stupisce. Chabut era uno che si faceva odiare con metodo: arrogante, ostentatamente ricco, sessualmente predatorio, privo di scrupoli. Un uomo che non aveva amici, ma solo alleati di convenienza. E nemici.
Maigret, chiamato a indagare, si trova davanti a un vicolo cieco. Non per mancanza di indizi, ma per eccesso di possibili colpevoli. Chiunque avrebbe potuto volerlo morto. E il commissario, debilitato da un’influenza che lo rende lento, stanco, vulnerabile, fatica a trovare la lucidità necessaria. L’indagine si svolge in una Parigi opaca, dove il potere si mescola al rancore, e dove ogni pista sembra portare a un altro risentimento.
Il romanzo ha un tono più cupo del solito. Maigret non è il solito osservatore imperturbabile: è un uomo che si sente male, che si trascina, che sbaglia. La sua sagacia è appannata, il suo istinto rallentato. E proprio questa vulnerabilità lo rende più umano. Il lettore lo segue con apprensione, come si segue uno scolaro che si presenta all’interrogazione con la febbre.
La figura di Chabut domina il racconto anche da morto. È il simbolo di un certo capitalismo predatorio, di una riuscita che non ha bisogno di merito, di una morale che si misura solo in metri quadrati e conti in banca. Maigret lo detesta, ma non lo giudica. Cerca solo di capire chi, tra i tanti, ha deciso di premere il grilletto.
Maigret e il produttore di vino è un romanzo che parla di potere, di rancore, di stanchezza. Un’indagine che si muove tra troppi sospetti e poche certezze, e che mostra il commissario nella sua forma più fragile. Non è il capitolo più brillante della serie, ma è uno dei più umani. E proprio per questo lascia il segno.

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