Maigret si mette in viaggio
🧩Le inchieste di Maigret (56)
🖋️ Georges Simenon
🔍 Una contessa, un cadavere in vasca e il commissario tra i salotti del jet set.
In Maigret si mette in viaggio, Georges Simenon porta il suo commissario fuori dal suo habitat naturale. Niente Quai des Orfèvres, niente bistrot, niente cortili popolari. Questa volta l’indagine si apre in una suite del Georges V, uno degli alberghi più eleganti di Parigi, dove una contessa italiana tenta il suicidio con un tubetto di gardenal, salvo poi cambiare idea e chiamare un medico. Un episodio che Lucas considera trascurabile. Ma sbaglia.
Poche ore dopo, nella vasca da bagno di un’altra stanza dello stesso albergo, viene trovato il corpo del colonnello Ward, miliardario e amante della contessa. E Maigret, suo malgrado, si ritrova coinvolto in un’indagine che lo porterà da Parigi a Nizza, da Monte Carlo a Losanna, e di nuovo a Parigi. Un viaggio tra salotti, casinò, alberghi di lusso e personaggi che sembrano usciti da un romanzo di costume più che da un giallo.
Il commissario è spaesato. Non per incompetenza, ma per incompatibilità. Il mondo del jet set gli dà sui nervi: le regole non scritte, le battute allusive, le condiscendenze affettate. Maigret sa come si vive in certi ambienti, ma non ci ha mai vissuto. E si vede. Si muove con goffaggine, con fastidio, con quella sua ostinata fedeltà alla concretezza che lo rende impermeabile al fascino delle apparenze.
Il romanzo ha un tono più ironico, più disilluso. L’indagine è complessa, ma non per la difficoltà dei fatti: è il contesto a renderla opaca. Tutti sembrano sapere qualcosa, nessuno dice nulla. Maigret osserva, ascolta, collega. E alla fine, come sempre, trova la verità. Ma questa volta non c’è soddisfazione, né trionfo. Solo la conferma che certi mondi non si lasciano indagare: si lasciano intuire.
Maigret si mette in viaggio è un romanzo che consiglio a chi ama i gialli che si confrontano con l’alta società, con le maschere, con i giochi di ruolo. Simenon ci regala una storia elegante e amara, dove il commissario è più solo che mai. E più vero che mai.

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