Il segno dell'aquila
🧩Le avventure di Oswald Breil e Sara Terracini (10)
🖋️ Marco Buticchi
🔍 Quando ho iniziato questo romanzo mi sono trovato davanti a due storie che sembrano lontanissime, separate da duemila anni, e che invece avanzano come due correnti destinate a incontrarsi. Da una parte c’è il 528 a.C., con Vel, un ragazzo etrusco che vede la sua vita spezzarsi nel momento in cui il figlio di Tarquinio il Superbo devasta la sua famiglia. Da quel trauma nasce un percorso che lo porta a fuggire, a combattere, a cercare i suoi cari e a inseguire un’idea di giustizia che diventa la sua unica direzione. Ho trovato questa parte particolarmente coinvolgente, perché segue Vel mentre attraversa terre ostili, affronta battaglie, scopre l’amore e costruisce legami che diventano fondamentali per la sua sopravvivenza. Tra questi spicca l’aquila che lui salva da morte certa e che cresce al suo fianco fino a diventare un compagno inseparabile, capace di guidarlo dall’alto nei momenti più difficili. La ricostruzione della vita etrusca e dei primi giorni della Roma dei re è uno degli elementi che ho apprezzato di più, perché riesce a dare corpo a un mondo di cui sappiamo poco senza appesantire la narrazione.
Dall’altra parte c’è il 2015, con Oswald Breil e Sara Terracini coinvolti nella scomparsa di una scienziata che lavorava nel laboratorio di Toni Marradesi, lo stesso laboratorio che Sara aveva affidato a lui. Qui il romanzo cambia ritmo e si muove tra cliniche svizzere che nascondono molto più di ciò che mostrano, organizzazioni legate all’ISIS, traffici di organi e un progetto che punta a creare soldati specializzati in laboratori segreti. Ho trovato questa parte altrettanto avvincente, perché alterna tensione, colpi di scena e un senso di minaccia che cresce capitolo dopo capitolo. Breil e Terracini si muovono in un ambiente dove nulla è come sembra, e ogni passo li avvicina a un nemico che ha mezzi enormi e alleati insospettabili. Marradesi diventa una figura chiave, perché è proprio lui a ritrovarsi al centro della scoperta che permetterà di collegare ciò che accade nel presente con ciò che è accaduto nell’Etruria arcaica.
Il romanzo procede saltando da un’epoca all’altra, e questo ritmo alternato è uno degli aspetti che mi ha convinto di più. Ogni capitolo richiama il successivo, e la sensazione è quella di non voler interrompere la lettura per non perdere il filo che unisce le due storie. A poco a poco si intuisce che esiste un legame profondo, ma il vero nesso emerge solo alla fine, quando una scoperta archeologica di Marradesi, realizzata con l’aiuto di due nuovi amici, rivela il punto di contatto tra passato e presente. È in quel momento che Vel l’Etrusco torna al centro della scena, diventando la chiave dell’intera vicenda e il ponte che unisce le due epoche.
Ho trovato il romanzo scritto con un ritmo che non concede pause, capace di tenere insieme avventura storica e tensione contemporanea senza perdere coerenza. Le oltre quattrocento pagine scorrono con naturalezza, e ogni volta che una linea narrativa si interrompe l’altra riprende con la stessa forza. La sensazione è quella di un viaggio che non vuole essere interrotto, perché ogni tassello aggiunge qualcosa di essenziale alla comprensione finale. E quando tutto si ricompone, la giustizia arriva su entrambi i fronti, con un ultimo colpo di scena che chiarisce definitivamente cosa unisce le due storie.
Un libro per tutti, per chi cerca l’avventura, che sia storica o moderna, che sia tecnologica o basata sul lento trascorrere del tempo quando i Persiani invasero l’Egitto ed i Tarquini erano la famiglia più potente di quella che oggi è l’Italia. Buona lettura a tutti...

Commenti
Posta un commento