Come rapinare una banca svizzera
🧩I casi di Elia Contini (03)
🖋️ Andrea Fazioli
🔍 La storia narrata mi ha divertito e coinvolto perché recupera il gusto del giallo vecchio stile: tranquillo all’inizio, metodico nella costruzione, e poi sempre più avvincente man mano che la storia accelera verso il finale. La Svizzera italiana diventa il palcoscenico perfetto per un colpo che, almeno sulla carta, non dovrebbe essere possibile: una banca elvetica, con le sue difese meticolose, i protocolli rigidi e quella calma apparente che nasconde più insidie di quanto sembri.
A progettare la rapina c’è un gruppo improbabile: un ex-ladro, una bibliotecaria, un’insegnante, un detective privato e una neo-laureata. Ognuno ha un motivo preciso per partecipare, e ognuno porta un tassello indispensabile al piano. La loro caratterizzazione è uno dei punti forti del romanzo: nessuno è una comparsa, tutti diventano protagonisti dell’impresa, tutti hanno un ruolo che si incastra nel puzzle generale.
Il motore dell’operazione è Jean Salviati, ladro a riposo che non usa le armi e che torna in azione per salvare la figlia, finita nella rete di un avventuriero senza scrupoli. È lui a immaginare l’architettura del colpo, a dividerne le fasi, a distribuire i compiti con la precisione che ci si aspetterebbe da un banchiere svizzero più che da un rapinatore. La prima parte del romanzo è dedicata proprio alla progettazione: ogni dettaglio viene studiato, ogni passaggio controllato, ogni possibile imprevisto anticipato. È un lavoro di cesello che rende la lettura piacevole e quasi ipnotica.
Quando il piano è pronto, il romanzo cambia ritmo. La rapina prende forma senza truculenze, tutta giocata sull’ingegno, sulle contromisure, sulle trovate che si incastrano una dopo l’altra. Da qui in avanti la storia diventa un susseguirsi di azioni e controazioni, di colpi di scena che spingono a voltare pagina appena si chiude quella precedente. C’è un finale, poi un controfinale, poi un altro ancora: tradimenti, contromosse già previste, scarti improvvisi che rendono il colpo sempre più complesso e sempre più divertente da seguire.
E mentre il gruppo si muove tra laghi, strade, uffici e ambienti dove la calma è solo una facciata, Elia Contini si ritrova coinvolto suo malgrado. Per lui ricominciano i guai: ciò che sembrava un semplice piano criminale nasconde un intreccio più profondo, legato a una transazione di denaro che attira attenzioni pericolose. La Svizzera che appare ordinata e silenziosa si rivela un territorio dove può succedere di tutto, e dove ogni equilibrio può saltare da un momento all’altro.
Il crescendo finale è costruito con grande mestiere: la rapina si compie, le carte si mescolano, le alleanze si spostano, e la tensione cresce fino all’epilogo. Contini arriva alla verità, capisce chi ha orchestrato gli ultimi gesti e come ogni pezzo del piano si sia incastrato nel successivo. Il romanzo rivela la soluzione, la mette davanti agli occhi del lettore, ma qui mi fermo: il nome resta nel libro, mentre il peso della rivelazione rimane affidato alle scelte dei personaggi e alla precisione del colpo.
Una nota curiosa: una rapina simile è davvero avvenuta poco prima o mentre Fazioli stava scrivendo il romanzo. Coincidenza? Chissà.
Di certo, il libro è gradevole, intrigante, a tratti lento ma sempre coinvolgente, e si lascia leggere fino alla fine, fino all’epilogo.

Commenti
Posta un commento