Delitto al casìn dei nobili
🔍 Venezia, seconda metà del Cinquecento. La città è un mosaico di calli, pettegolezzi, palazzi sontuosi e osterie affollate. È qui che Alda Monico ambienta Delitto al casìn dei nobili, un romanzo che mescola abilmente il giallo storico con la narrazione di costume, il tutto condito da un’irresistibile vena gastronomica.
La vicenda prende il via durante un gran ballo al casìn dei nobili, dove il duca di Ferrandina festeggia la sua vittoria in un torneo tenutosi in campo San Stefano. Tra brindisi e provocazioni, il duca ubriaco offende due dame: la gentildonna Modesta Michiel e la celebre cortigiana Veronica Franco, poetessa raffinata e figura storica realmente esistita. Due giovani nobili, Marco Giustinian e Zorzi Contarini, prendono le difese delle signore, ma un improvviso colpo di vento spegne le candele. Quando la luce ritorna, il duca giace morto. I due cavalieri vengono arrestati, ma la verità è ben più complessa.
Da qui inizia un’indagine condotta da due protagoniste fuori dagli schemi: Veronica Franco e Luisa, un’ostessa abile nel cucinare piatti prelibati quanto nel carpire segreti tra una portata e l’altra. Le due donne, innamorate rispettivamente di Marco e Zorzi, si muovono tra le pieghe della società veneziana, affrontando con intelligenza e determinazione le difficoltà imposte dal loro ruolo. Il romanzo ci porta per mano tra gondolieri, pittori, zingare, avogadori e poeti, in un affresco vivace e profondo della Serenissima.
La scrittura di Monico è piacevole, scorrevole, e riesce a farci assaporare ogni dettaglio. Il lettore si ritrova immerso in una Venezia pulsante, dove il mistero si intreccia con la quotidianità, e dove il cibo diventa protagonista tanto quanto il delitto. L’autrice non si limita a raccontare un’indagine: ci regala una narrazione che profuma di spezie, di vino rosso, di piatti rinascimentali cucinati con amore e serviti con astuzia.
Il romanzo non è mai pesante, anzi: si legge con gusto, proprio come si assaporerebbe un piatto ben cucinato. E per gli appassionati di cucina, l’appendice finale con le ricette veneziane è un vero regalo. Un tocco originale che trasforma il libro in un’esperienza multisensoriale.
Delitto al casìn dei nobili è un romanzo che non si limita a intrattenere: ci fa vivere un’epoca, ci fa camminare tra le calli, ci fa sentire il profumo della storia. Un giallo che si gusta, si immagina, si vive. E che, alla fine, lascia in bocca il sapore affascinante della Venezia rinascimentale.
Da qui inizia un’indagine condotta da due protagoniste fuori dagli schemi: Veronica Franco e Luisa, un’ostessa abile nel cucinare piatti prelibati quanto nel carpire segreti tra una portata e l’altra. Le due donne, innamorate rispettivamente di Marco e Zorzi, si muovono tra le pieghe della società veneziana, affrontando con intelligenza e determinazione le difficoltà imposte dal loro ruolo. Il romanzo ci porta per mano tra gondolieri, pittori, zingare, avogadori e poeti, in un affresco vivace e profondo della Serenissima.
La scrittura di Monico è piacevole, scorrevole, e riesce a farci assaporare ogni dettaglio. Il lettore si ritrova immerso in una Venezia pulsante, dove il mistero si intreccia con la quotidianità, e dove il cibo diventa protagonista tanto quanto il delitto. L’autrice non si limita a raccontare un’indagine: ci regala una narrazione che profuma di spezie, di vino rosso, di piatti rinascimentali cucinati con amore e serviti con astuzia.
Il romanzo non è mai pesante, anzi: si legge con gusto, proprio come si assaporerebbe un piatto ben cucinato. E per gli appassionati di cucina, l’appendice finale con le ricette veneziane è un vero regalo. Un tocco originale che trasforma il libro in un’esperienza multisensoriale.
Delitto al casìn dei nobili è un romanzo che non si limita a intrattenere: ci fa vivere un’epoca, ci fa camminare tra le calli, ci fa sentire il profumo della storia. Un giallo che si gusta, si immagina, si vive. E che, alla fine, lascia in bocca il sapore affascinante della Venezia rinascimentale.

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