Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni
🖋️ Edwin A. Abbott
🔍 Ho appena finito di rileggere Flatlandia di Edwin A. Abbott, un classico del XIX secolo che, con delicatezza e umorismo, riesce a insegnare molto sulla vita e sulla società. È un libro che apre la mente, e per raccontarlo ho deciso di mettermi nei panni del protagonista:
“Salve, sono un quadrato e vivo in Flatlandia, un mondo bidimensionale dove la mia forma mi garantisce rispetto e stabilità. Ma un giorno, tutto è cambiato: ho incontrato una sfera proveniente da Spacelandia, un universo tridimensionale. Mi ha parlato di una realtà che non avevo mai immaginato, e da quel momento ho iniziato a pensare: se esiste una terza dimensione, perché non una quarta, una quinta… o infinite? Così ho deciso di raccontare la mia storia, le mie intuizioni e le mie riflessioni. E sì, questo libretto ha avuto successo anche tra i miei contemporanei, perché è anche una critica alla nostra società, dove le gerarchie sono rigide e le donne, essendo linee, sono considerate inferiori. Una visione che io non condivido affatto.”
Il racconto è diviso in due parti: nella prima, il quadrato descrive il suo mondo piatto, popolato da figure geometriche che si muovono su un piano. Nella seconda, il suo incontro con la sfera lo porta a scoprire la terza dimensione e a teorizzare l’esistenza di mondi ancora più complessi.
Flatlandia è molto amato dagli studenti di matematica e delle facoltà scientifiche per il suo modo originale di affrontare il concetto di dimensioni. Ma è anche una satira della società vittoriana, dove il numero di lati determina l’intelligenza e la posizione sociale, e dove le donne sono relegate a ruoli marginali.
Il momento più sorprendente? Quando il quadrato supera il suo maestro, immaginando mondi a quattro, cinque, sei dimensioni… mentre la sfera, inizialmente scettica, si rivela incapace di andare oltre i propri sensi. Solo in seguito riconoscerà che la mente può davvero esplorare l’infinito.

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