Il volo di una strega
🧩I casi dell'ispettore Felse (03)
🖋️ Ellis Peters
🔍 In un piovoso giorno d’ottobre, Tom Kenyon osserva Annet Beck salire verso la collina di Hallowmount. È l’ultima persona a vederla prima che sparisca nel nulla. Quando Annet ricompare, afferma di essersi assentata solo per un paio d’ore. Ma sono passati cinque giorni. E nel frattempo, a Birmingham, una rapina in gioielleria si è conclusa nel sangue.
Il volo di una strega si muove tra questi due eventi, apparentemente scollegati, ma destinati a intrecciarsi in un’indagine che sfida logica e apparenze. L’ispettore George Felse, impegnato a far luce sul crimine di Birmingham, si ritrova coinvolto in un caso che ha il sapore dell’inspiegabile. Perché Annet, con la sua bellezza magnetica e il suo comportamento sfuggente, sembra custodire più di un segreto.
Ellis Peters costruisce un romanzo che si muove sul filo sottile tra realtà e suggestione. La collina di Hallowmount, con le sue leggende e i suoi silenzi, diventa quasi un personaggio a sé. L’atmosfera è densa, inquieta, sospesa. E il lettore, come Tom, si ritrova a chiedersi cosa sia davvero accaduto in quei cinque giorni.
La narrazione è affidata proprio a Tom Kenyon, giovane insegnante e voce narrante della storia. Il suo sguardo è quello di chi cerca di capire, ma è anche quello di chi è emotivamente coinvolto. Il suo legame con Annet lo rende vulnerabile, e questa tensione personale aggiunge profondità al racconto. Non è solo un testimone: è parte del mistero.
L’ispettore Felse, come sempre, si muove con discrezione ma determinazione. Non si lascia distrarre dalle apparenze, né dalle dicerie. La sua indagine è razionale, ma non priva di empatia. E in questo caso, dovrà scavare a fondo non solo nei fatti, ma anche nelle emozioni, nei silenzi, nei non detti.
Il volo di una strega è un giallo che gioca con le ombre. Non ci sono solo indizi e alibi, ma anche intuizioni, atmosfere, simboli. Peters dosa con maestria i colpi di scena, mantenendo alta la tensione fino all’ultima pagina. E lo fa con una scrittura evocativa, capace di trasformare una collina in un enigma e uno sguardo in una minaccia.
Un romanzo che affascina per la sua ambiguità, per la sua capacità di farci dubitare di tutto e di tutti. E che ci ricorda che, a volte, la verità non è nascosta nei fatti, ma nelle pieghe più oscure dell’animo umano.

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