La regina di Abu Simbel
🧩Il grande romanzo di Ramses (04)
Ho seguito Ramses mentre riconquistava Gaza, liberava l’amico Asha dalla fortezza di Amurru e affrontava con coraggio le ultime minacce degli ittiti. Ogni battaglia, ogni strategia, ogni decisione mi ha fatto sentire il peso della corona sulle sue spalle. Ma ciò che mi ha colpito di più è stato il suo desiderio di proteggere ciò che ama, in particolare Nefertari, la sua grande sposa reale.
La costruzione del tempio di Abu Simbel, voluta per rafforzare le difese magiche contro Ofir, è diventata per me il simbolo di un amore eterno. Ramses non costruisce solo pietra e sabbia: costruisce memoria, devozione, un monumento che parla di lei, di loro, di ciò che hanno vissuto insieme. E quando Nefertari, stanca ma determinata, spende le sue ultime energie per l’inaugurazione, ho sentito il cuore stringersi. La sua morte, tra le braccia del marito, è uno dei momenti più toccanti che abbia mai letto. Mi ha lasciato in silenzio, con gli occhi lucidi e il cuore pieno.
Intorno a loro, il mondo continua a muoversi. Mosè torna in Egitto e dà inizio all’Esodo, le piaghe si abbattono sul regno, Ofir trama nell’ombra, Shenar raduna eserciti e muore per mano dei nubiani che ha tradito. Ma tutto questo, per quanto avvincente, diventa cornice di una storia più grande: quella tra Ramses e Nefertari. Una storia che parla di fedeltà, di sacrificio, di amore che resiste al tempo e alla morte.
Jacq ha saputo mescolare storia, mito e sentimento con una maestria rara. Ogni pagina mi ha fatto sentire parte di quell’Egitto antico, vivo, pulsante. “La regina di Abu Simbel” non è solo un libro: è un viaggio, un addio, un abbraccio che resta.

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