Una donna chiamata Bonbon

Le indagini del commissario Martini
🧩Le indagini del commissario Martini (15)

🖋️ Gianna Baltaro

🔍 Un omicidio in treno, un suicidio dimenticato e il commissario Martini tra segreti, vendette e verità scomode.
Una donna chiamata Bonbon mi ha catturato fin dalle prime righe, con un incipit che rompe la routine di un viaggio in treno: una donna viene trovata uccisa nello scompartimento, e tra i passeggeri c’è anche il commissario Andrea Martini. Il caso lo coinvolge immediatamente, non solo per dovere, ma per una sorta di richiamo personale che lo spinge a indagare con intensità crescente.
La vittima è Bonbon, nome d’arte di un’ex attrice dal passato brillante e tormentato. Martini scopre che la donna si era messa in pericolo scavando nelle vicende private di una ricca famiglia torinese, cercando di fare luce su un suicidio avvenuto anni prima: quello di una sua cara amica. Da quel momento, l’indagine si biforca, e il commissario si ritrova a inseguire due verità parallele — quella dell’omicidio e quella del suicidio — entrambe avvolte da silenzi, menzogne e protezioni insospettabili.
Il romanzo si sviluppa con una tensione costante, fatta di colpi di scena, deviazioni e personaggi ambigui. Ogni figura che Martini incontra sembra nascondere qualcosa, e il segreto che ruota attorno alla famiglia coinvolta è così delicato da spingere alcuni a uccidere pur di difenderlo. La trama è intricata, ma mai confusa: Baltaro sa dosare le rivelazioni, lasciando che il lettore si muova tra ipotesi e dubbi, senza mai perdere il filo.
Martini, in questo capitolo, appare più riflessivo e coinvolto del solito. La sua determinazione è intatta, ma si percepisce una tensione emotiva che lo rende ancora più umano. Il suo modo di indagare è preciso, ma anche empatico: ascolta, osserva, collega, ma non dimentica mai il peso che ogni verità porta con sé.
L’ambientazione è uno dei punti di forza del romanzo. Il treno, con i suoi spazi chiusi e i suoi movimenti sospesi, diventa il simbolo di un viaggio non solo fisico ma anche psicologico. Torino, come sempre, è descritta con eleganza e precisione, tra salotti borghesi e angoli più oscuri, dove la rispettabilità si mescola al non detto.
Il ritmo narrativo è incalzante, ma lascia spazio alla riflessione. Baltaro non si limita a costruire un giallo ben congegnato: esplora le motivazioni profonde dei suoi personaggi, le ferite del passato, le scelte che portano alla rovina. Il finale, del tutto imprevedibile, chiude il cerchio con forza e malinconia, lasciando il lettore con una sensazione di inquietudine e di rispetto per la complessità umana.
Una donna chiamata Bonbon è un romanzo che unisce il fascino del giallo classico alla profondità psicologica del noir. Un’indagine che non cerca solo un colpevole, ma che scava nel dolore, nella memoria e nella necessità di fare giustizia. Un capitolo intenso e riuscito.

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