Commissario domani ucciderò Labruna
🧩I casi di Petri e Miceli (02)
🖋️ Gianni Simoni
🔍 Il commissario Miceli è stanco. La pensione è vicina, e con essa la speranza di lasciarsi alle spalle una vita passata nel marcio. Ma quando sulla sua scrivania arriva una lettera anonima, scritta con caratteri scomposti e inquietanti -C o m i S a r io d O m A n I u c i d e r O l A B r U n A- la tentazione di archiviarla come uno scherzo è forte. Fino a quando un cadavere non conferma che la minaccia era reale. E non è che l’inizio.
Dopo Labruna, tocca a Lobianco. Poi a Larossa. Il cosiddetto “killer dei colori” semina morte a Brescia, lasciando dietro di sé una scia di sangue e un enigma che sembra sfuggire a ogni logica. Il tempo stringe, e il commissario Miceli, affiancato dal suo amico e confidente, l’ex giudice Petri, si trova coinvolto in una corsa contro un assassino invisibile, metodico, forse persino beffardo.
Gianni Simoni costruisce un intreccio serrato, dove ogni indizio è un frammento di un puzzle più grande, e ogni personaggio, anche il più marginale, ha un ruolo preciso nel disegno complessivo. La narrazione è asciutta, elegante, priva di orpelli, ma densa di atmosfera. Brescia, con le sue strade, i suoi silenzi e le sue ombre, è più di un’ambientazione: è una presenza viva, sfuggente, quasi complice.
Miceli e Petri sono due figure che si completano. Il primo è burbero, rigoroso, segnato da una vita di compromessi e disillusioni, ma ancora capace di indignarsi e di proteggere i suoi uomini. Il secondo è un uomo di legge in pensione, colto, riflessivo, amante del buon vino, del tabacco e della moglie Anna. Insieme formano un sodalizio investigativo che si fonda su rispetto, ironia e un comune senso della giustizia.
Il romanzo si distingue per la sua capacità di tenere alta la tensione senza mai cedere al sensazionalismo. I delitti si susseguono, ma è la costruzione psicologica, il ritmo misurato e la profondità dei protagonisti a rendere la lettura coinvolgente. Il lettore si affeziona a Miceli e Petri, li segue nei loro ragionamenti, nei loro dubbi, nelle loro intuizioni. E quando il cerchio si chiude, lo fa con coerenza e sorpresa.
Commissario domani ucciderò Labruna è il secondo capitolo della serie, e conferma la solidità del progetto narrativo di Simoni. Un giallo che non si limita a intrattenere, ma che riflette sul tempo, sulla giustizia, sul peso delle scelte. E che lascia la voglia di tornare presto tra le strade di Brescia, al fianco di due protagonisti che sembrano usciti da un romanzo di un tempo, ma con lo sguardo puntato sull’oggi.

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