La vittima perfetta
🧩Le indagini del detective Erika Foster (02)
🖋️ Robert Bryndza
🔍 La vittima è davvero perfetta, e anche questa volta Robert Bryndza costruisce un thriller accattivante che si muove su due binari: da una parte l’indagine, dall’altra la psicologia dei personaggi, soprattutto quella dell’assassino. La storia si apre nel bel mezzo di un’afosa notte estiva, quando un’ombra si muove silenziosa, animata da un odio feroce. Poco dopo, Gregory Munro viene trovato morto dalla madre, soffocato nel suo letto con un sacchetto stretto intorno alla testa. È subito Erika Foster a essere incaricata del caso, che appare fin da subito come un omicidio calcolato.
Parallelamente, in una chat criptata, un utente che si fa chiamare “il gufo” confessa a “il duca” di aver commesso l’assassinio e annuncia che ce ne saranno altri. Mentre le indagini prendono forma, viene inizialmente sospettato Gary, il cognato della vittima, ma viene presto escluso perché già coinvolto in un caso di pedopornografia che ha la precedenza. Il fatto che il cadavere fosse stato trovato nudo porta a ipotizzare un movente legato all’ambiente gay, e il caso rischia di essere sottratto a Erika per passare ai reati sessuali. Ma quando un secondo uomo, il presentatore Jack Hart, viene ucciso nello stesso modo, Erika e la sua squadra capiscono di trovarsi davanti a un serial killer freddo e metodico, qualcuno che segue le sue prede nell’attesa del momento perfetto per colpire.
Durante le indagini, Erika e Moss si confidano reciprocamente: Erika non ha ancora superato la perdita del marito, mentre Moss è ossessionata dai pedofili per una vicenda dolorosa del suo passato. Intanto la scientifica scopre che l’assassino è una donna, e nelle nuove chat Bryndza rivela che “il gufo” si chiama Simone, una donna devastata dalla violenza subita dal suo ex marito, tormentata da incubi e desiderio di vendetta. Le conversazioni tra Simone e “il duca” diventano uno dei punti più interessanti del romanzo: emergono le loro fobie, il legame ambiguo che li unisce, e soprattutto la fragilità di Simone, vittima prima ancora che carnefice.
È proprio nella seconda parte del libro che si insinua nel lettore il dubbio: chi è davvero la vittima? E chi il carnefice? In certi casi il confine sembra sottilissimo, e Bryndza gioca con questa ambiguità in modo efficace. Le indagini proseguono, il ritmo accelera, e ogni delitto porta con sé un colpo di scena, così come ogni chat aggiunge un tassello alla psicologia dei personaggi. Il romanzo vola via veloce, un capitolo tira l’altro, fino all’ultimo omicidio, quello che dà davvero senso al titolo La vittima perfetta e che forse cambierà la vita di Erika. Resta solo una domanda sospesa: cosa sia davvero un “suicide bag”, e quanto ancora questo mondo oscuro tornerà a tormentare la detective nei capitoli successivi.

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