Perché leggo

Perché leggo

Perché leggiamo ancora?

Ci sono giorni in cui mi chiedo perché continuiamo a leggere. Non in senso teorico, ma proprio nella pratica: perché, in mezzo a tutto quello che ci chiede attenzione, scegliamo ancora di aprire un libro e restare lì, fermi, per un tempo che non produce nulla di immediato.

Per me è iniziato quando la lettura ha smesso di essere un compito. Finita la scuola, senza più l’obbligo di leggere per forza, ho scelto un libro per caso. Mi aveva attirato solo il titolo: Cave canem. Non sapevo nulla dell’autrice, della trama, del genere. L’ho preso d’istinto, e da lì è cambiato tutto. Per la prima volta leggevo perché volevo farlo, non perché dovevo. E quella libertà ha aperto una porta che non si è più richiusa.

Forse leggiamo per rallentare. O per entrare in una storia che non ci appartiene e vedere cosa succede quando ci lasciamo portare altrove. O ancora per ritrovare un ritmo più umano, fatto di frasi che non scorrono da sole ma chiedono di essere seguite.

A volte un libro funziona perché ci assomiglia; altre volte perché ci contraddice. Ci sono romanzi che ci tengono compagnia senza far rumore, e altri che ci costringono a fermarci su una pagina e rileggerla, come se avessero toccato un punto che non sapevamo di avere.

Non cerco nei libri risposte definitive. Mi interessa di più il modo in cui aprono domande, o il modo in cui una storia, anche semplice, riesce a restare nella testa per giorni. Mi interessa quando un personaggio è costruito con cura, quando un’atmosfera è così precisa da diventare quasi un luogo, quando un autore riesce a far vedere qualcosa che era lì, ma non avevo mai guardato davvero.

Leggere, per me, è soprattutto questo: un esercizio di attenzione. Un modo per non lasciarsi portare via dalla velocità di tutto il resto. Un gesto piccolo, ma che continua a funzionare.

E forse è per questo che scrivo di libri: per non perdere quello che mi lasciano. Per mettere ordine, sì, ma anche per fissare un’impressione prima che svanisca. Non per giudicare, non per classificare, ma per capire cosa mi è rimasto addosso dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Questo spazio nasce da qui. Dal bisogno di non lasciare andare tutto troppo in fretta.

Commenti

  1. Ti capisco benissimo, io un po' di più direi non ricordo un momento della mia vita che non abbia avuto un libro in mano per quanto non amavo studiare mi piaceva prendere in mano i libri in mano e li nasavo in continuazione perché per me avevano un profumo fantastico ed è questo che faccio ancora quando leggo un libro prima lo annuso e poi parto per una nuova avventura fantastica perché si io amo il fantasy il triller diciamo che qualche volta le storie vere ma mi piace viaggiare con la fantasia che mi porti in un luogo dove la vita è tutta diversa e la magia c'è e in qualche modo il bene finisce sempre bene lo so che sono infantile ma se devo sognare lo faccio in meglio per me , comunque io ho 57 anni e non mi ricordo un momento che non avessi in mano un libro o anche un quaderno perché mi piace un mondo anche scrivere lo so sono matta ma sto bene così ciaoooo 🤗😘

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    1. Ma quale infantile o matta! Leggere serve proprio a questo: a mantenere viva quella scintilla di meraviglia che spesso il mondo 'degli adulti' dimentica. Ti capisco benissimo sul profumo della carta, anche a me piace molto "assaporarne" l'odore. Che sia un fantasy o un thriller, l'importante è che ci faccia sentire a casa. Grazie per aver condiviso un pezzetto della tua storia!
      Una curiosità, se ti va di dirmelo: hai detto che ti piace molto scrivere... scrivi solo per te stessa o hai mai pensato di pubblicare qualcosa di tuo?

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