L'ultima vittima

I casi di Jane Rizzoli e Maura Isles
🧩I casi di Jane Rizzoli e Maura Isles (10)

🖋️ Tess Gerritsen

🔍 La storia si apre con l’immagine di Evensong, un collegio immerso nei boschi del Maine, apparentemente sereno, costruito per accogliere ragazzi che hanno conosciuto la violenza troppo presto. L’atmosfera è calma solo in superficie, perché ogni studente porta con sé un passato che non si lascia archiviare. Tra loro c’è Teddy Clock, quattordici anni, sopravvissuto a due massacri, un ragazzo che sembra attirare la morte senza comprenderne il motivo.
Maura Isles e Jane Rizzoli entrano nella vicenda da prospettive diverse, una osservando il corpo dei genitori adottivi di Teddy, l’altra cercando di capire chi possa aver voluto colpire un ragazzo già segnato da una perdita così profonda. Il romanzo non insiste sul trauma, lo lascia emergere attraverso i comportamenti, gli sguardi, le reazioni dei ragazzi che abitano Evensong, un luogo che appare protetto e allo stesso tempo vulnerabile.
L’indagine si sviluppa tra i corridoi del collegio e gli spazi aperti del bosco, un ambiente che amplifica la sensazione di isolamento. Rizzoli si muove con la sua consueta lucidità, analizza i movimenti del killer, cerca un filo che colleghi eventi distanti nel tempo. Isles osserva Teddy e gli altri studenti, riconosce nei loro silenzi una forma di difesa, e comprende che la verità non riguarda solo l’omicidio recente, ma una catena di eventi che ha radici più profonde.
Il romanzo costruisce una tensione che non nasce dall’azione, ma dalla consapevolezza che qualcuno sta seguendo un piano preciso, un piano che non lascia spazio all’improvvisazione. Ogni indizio suggerisce un disegno più ampio, e la difficoltà sta nel capire quale ruolo Teddy occupi in quella trama. Evensong diventa così un luogo in cui protezione e minaccia convivono, e la distinzione tra rifugio e trappola si fa sempre più sottile.
La rivelazione finale non cerca effetti, si limita a mostrare come il passato continui a influenzare il presente, e come la sopravvivenza non sia mai un punto d’arrivo, ma una condizione che richiede attenzione costante.

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