Il caso G
🧩Le inchieste del commissario Van Veeteren (08)
🖋️ Håkan Nesser
🔍 L’unico caso irrisolto del commissario Van Veeteren. O forse no? Tutto inizia nel 1987, quando una ricca e misteriosa signora si presenta dall’investigatore privato Verlangen chiedendogli di seguire Jaan Hennan, soprannominato G, suo marito, e di riferirle ogni giorno i suoi spostamenti. Lei conosce bene i traffici poco limpidi dell’uomo, ma non vuole spiegare il motivo dell’incarico. Il pedinamento parte, ma non porta a nulla: G sembra dividersi solo tra casa e lavoro, senza deviazioni, senza incontri sospetti, senza nulla che giustifichi quell’ansia così evidente.
La narrazione procede diretta, con la cittadina di Lindsen lasciata sullo sfondo, appena accennata. E infatti il primo scarto arriva all’improvviso: G rientra a casa e trova la moglie morta sul fondo della piscina vuota, indosso solo un costume da bagno. Suicidio? Omicidio? La polizia propende per la seconda ipotesi, e gli occhi si posano subito su di lui. Non aiuta il fatto che avesse appena stipulato una polizza sulla vita della moglie, né che il suo passato sia costellato di episodi poco chiari. È proprio per questo che viene chiamato Van Veeteren, che conosce Hennan fin dall’adolescenza e sa bene quanto fosse considerato un tipo senza scrupoli, sempre pronto a cercare lo scontro.
Il problema è che Verlangen fornisce a G un alibi inattaccabile: la sera dell’omicidio lo aveva tenuto sotto controllo e aveva persino scambiato qualche parola con lui. Le indagini portano alla luce un precedente inquietante: anni prima, in America, Hennan si era già sposato e anche in quel caso la moglie era morta poco dopo la stipula di un’assicurazione sulla vita. Prosciolto per insufficienza di prove allora, prosciolto per insufficienza di prove anche ora. Caso chiuso. O almeno così sembra.
Nesser gioca con abilità e sposta la narrazione al 2002. Van Veeteren è ormai un ex commissario, libraio antiquario, lontano dalle indagini e immerso in una vita più silenziosa. È qui che entra in scena la figlia di Verlangen: suo padre è scomparso, lasciando un biglietto in cui afferma di aver finalmente risolto il caso di quindici anni prima. E soprattutto di avere le prove per incastrare Hennan. Per Van Veeteren è impossibile ignorare questo richiamo: il caso G è sempre stato la sua spina nel fianco, l’unico enigma rimasto aperto, l’unica verità che non era riuscito a portare alla luce.
La trama si salda con gli elementi successivi: il cadavere di Barbara Clarissa Hennan nella piscina vuota, il marito sospettato ma protetto da un alibi che sembra inattaccabile, e l’interrogativo che tormenta Van Veeteren da quindici anni, cioè capire chi abbia davvero ucciso quella donna e in che modo G sia riuscito a sottrarsi alle conseguenze. La scomparsa di Verlangen riapre tutto, e il commissario, ormai libraio, si ritrova a riprendere in mano il caso seguendo una pista che si rivela più intricata e più pericolosa di quanto avesse immaginato.
I colpi di scena non mancano neanche in questa seconda parte del romanzo, e il modo in cui Nesser ricompone i fili lasciati in sospeso è uno dei punti di forza del libro.
Posso solo aggiungere che quando leggo un romanzo di Nesser so di non sprecare il mio tempo, e anche in questo caso non sono stato deluso: la trama tiene incollati fino all’ultima pagina, fino a un finale davvero imprevedibile, che chiude un cerchio rimasto aperto troppo a lungo.

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