Partita a scacchi sotto il vulcano
🧩Le indagini dell'ispettore Barbarotti (07)
🖋️ Håkan Nesser
🔍 Nel mondo dei libri succedono cose che sembrano inventate, e invece accadono davvero. Franz J. Lunde, autore conosciuto quanto basta per essere riconosciuto in pubblico, consegna alla sua editor un manoscritto incompleto e poi sparisce. Il romanzo che stava scrivendo, Ultimi giorni e morte di uno scrittore, riflette in modo inquietante episodi che lui stesso aveva vissuto poco prima di svanire. È un dettaglio che non si può ignorare, soprattutto quando, meno di due settimane dopo, scompare anche Maria Green, poetessa molto nota, in circostanze che sembrano una variazione della stessa storia.
Le due sparizioni non hanno un legame evidente, ma il modo in cui si rispecchiano suggerisce che qualcuno stia orchestrando una trama che precede la polizia di un passo. Entrambi gli autori, durante l’autunno, erano stati seguiti, disturbati, quasi perseguitati durante le loro apparizioni pubbliche. È un filo sottile, ma sufficiente a far arrivare il caso sulla scrivania di Gunnar Barbarotti, che in quel momento sta affrontando una crisi personale con Eva Backman. La loro relazione, solida ma attraversata da tensioni, diventa una lente attraverso cui leggere l’indagine: due persone che cercano di ritrovare un equilibrio mentre il mondo intorno si restringe.
Lo sfondo è quello della prima ondata della pandemia, un tempo sospeso in cui tutto sembra più fragile. Indagare sulla scomparsa di due scrittori, in quel contesto, dà davvero l’impressione di giocare a scacchi sotto un vulcano pronto a eruttare. Ogni mossa è lenta, ogni passo è condizionato da un’incertezza che non riguarda solo il caso. Barbarotti procede con la sua calma abituale, ma la sensazione è che il terreno sotto i piedi possa cedere da un momento all’altro.
A smuovere l’indagine è una terza sparizione: un critico letterario temuto da molti, uno di quelli che non risparmiano nessuno. La sua assenza non può essere liquidata come un gesto volontario. È il tassello che mancava per trasformare una serie di coincidenze in un disegno più preciso. Le domande si moltiplicano: chi sta colpendo, e perché proprio figure del mondo letterario? C’è un legame tra le loro opere, le loro vite, o il modo in cui sono stati percepiti?
Il romanzo si muove tra il mondo reale e quello della scrittura, come se le due dimensioni si contaminassero. Le sparizioni sembrano seguire una logica narrativa, ma la realtà non si lascia incasellare così facilmente. Barbarotti osserva, ascolta, lascia che i dettagli si depositino. Non cerca la rivelazione improvvisa, ma la coerenza nascosta nelle pieghe della storia. La pandemia, con il suo silenzio e le sue attese, amplifica ogni incertezza, rendendo l’indagine un esercizio di pazienza più che di intuizione.
Quando il quadro comincia a delinearsi, non c’è un colpo di scena, ma una progressiva chiarificazione. Le motivazioni emergono come un’ombra che si allunga, inevitabile. È una storia che parla di identità, di percezione pubblica, di ciò che significa essere esposti agli sguardi degli altri. E mentre Barbarotti ricompone i pezzi, resta la sensazione che il vulcano del titolo non sia solo metaforico: è la pressione che si accumula quando la vita e la finzione si avvicinano troppo.

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