Il tempo del diavolo

Il tempo del diavolo

🖋️ Glenn Cooper

🔍 La storia si apre con un’immagine semplice, una casa affacciata sul mare calabrese, e da lì prende una direzione che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti. Jesper Andreason osserva la costa prima di ripartire per gli Stati Uniti, ma quel momento ordinario è l’ultimo in cui la sua famiglia viene vista. La villa rimane intatta, nessun segno di intrusione, nessun indizio utile. Cooper sceglie di non insistere sul mistero in modo spettacolare, preferendo un tono più trattenuto che rende la sparizione ancora più spiazzante.
Il romanzo riprende quattro anni dopo, quando le due bambine ricompaiono nella stessa casa da cui erano svanite. Non ricordano nulla e non mostrano alcun cambiamento fisico. La scelta di presentare il loro ritorno come un fatto quasi silenzioso, privo di spiegazioni immediate, crea un contrasto netto con l’eco mediatica che segue. Cooper lavora su questa distanza, mostrando come la percezione pubblica si muova rapidamente tra ipotesi miracolose e timori più cupi.
La figura del nonno, Mikkel Andreason, introduce un punto di vista più pragmatico. La sua reazione non è guidata dall’incredulità, ma dalla necessità di capire cosa sia accaduto davvero. La scoperta della malattia delle bambine aggiunge un ulteriore livello alla vicenda, perché la loro condizione fisica contrasta con l’apparente sospensione del tempo. Cooper utilizza questo elemento per spostare l’attenzione dal fenomeno in sé alle sue implicazioni, evitando di trasformarlo in un semplice espediente narrativo.
La storia procede con un ritmo costante, alternando momenti più descrittivi a passaggi che introducono nuove informazioni senza forzare la tensione. Alcuni snodi seguono schemi familiari del thriller contemporaneo, ma il romanzo mantiene una sua identità grazie alla scelta di concentrarsi sulle conseguenze emotive e pratiche del ritorno delle bambine. La parte più riuscita è forse quella in cui la vicenda si allontana dalle interpretazioni immediate e lascia emergere un’idea più ampia, legata al rapporto tra ciò che gli esseri umani sperano di trovare e ciò che temono di scoprire.
La conclusione non cerca un effetto dirompente, preferisce chiudere il cerchio lasciando spazio a una riflessione più sobria. Il romanzo non punta a spiegare ogni dettaglio, ma a suggerire che alcune verità rimangono difficili da contenere, soprattutto quando toccano il confine tra ciò che consideriamo possibile e ciò che non sappiamo ancora interpretare.

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