Casa di mare
🖋️ Marco Buticchi
🔍 Il libro si apre in una notte che pesa più di qualunque avventura raccontata nei romanzi di Buticchi. È il 14 febbraio 1983 e Albino Buticchi, solo nella villa di Lerici, osserva il silenzio che lo circonda mentre i pensieri si stringono attorno a un gesto estremo. Non c’è retorica, non c’è artificio: l’autore affronta la scena con una sincerità che spiazza, perché la domanda che attraversa quelle pagine non riguarda solo il perché di una scelta, ma il percorso che ha portato un uomo abituato al successo a trovarsi sull’orlo del baratro.
Da qui il racconto si apre alla vita di Albino, un’esistenza segnata da passioni che lo hanno spinto sempre oltre il limite. La velocità è la prima: auto da corsa, competizioni, il brivido di un volante che diventa identità. Poi arriva il calcio, con la presidenza del Milan conquistata quando era poco più che quarantenne, un traguardo che molti considererebbero un punto d’arrivo e che per lui è solo un’altra tappa di un’ascesa vertiginosa. Ma accanto ai successi si insinua una passione più oscura, quella per il gioco d’azzardo, capace di trasformarsi in una spirale che divora energie, denaro e lucidità.
Il libro attraversa anche gli anni della guerra, la Legione straniera, il boom economico, le sfide imprenditoriali: episodi che sembrano usciti da un romanzo d’avventura e che invece appartengono alla biografia di un uomo che ha vissuto sempre al massimo, senza mai concedersi una zona neutra. Buticchi figlio racconta tutto questo con un equilibrio raro, evitando l’agiografia e scegliendo una via più complessa: quella di un affetto che non cancella le ombre, ma le riconosce come parte integrante della storia.
Vorrei sottolineare proprio questa capacità di tenere insieme emozione e precisione e la natura profondamente personale del libro, che si discosta dall’avventura classica per entrare in un territorio più intimo. Ma è proprio questo scarto a rendere Casa di mare un testo unico nella produzione dell’autore: un romanzo che non cerca eroi, ma persone reali, con le loro grandezze e le loro fragilità.
Il libro lascia la sensazione di aver attraversato una vita che non ha mai conosciuto la quiete, una storia fatta di slanci e cadute che continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina. Non è solo il ritratto di un padre, ma la traccia di un’esistenza che ha sfiorato l’avventura in ogni sua forma, lasciando dietro di sé un’eco difficile da dimenticare.

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