Il segreto del faraone nero
🧩Le avventure di Oswald Breil e Sara Terracini (12)
🖋️ Marco Buticchi
🔍 Ci sono storie che sembrano nascondersi nella sabbia e poi riemergono con una forza capace di attraversare i secoli. La leggenda del faraone nero Shebitqo è una di quelle ombre che non si dissolvono, un segreto che sopravvive al tempo e che torna a farsi sentire ogni volta che qualcuno si avvicina troppo. Nel 1798 Claude de Duras, archeologo al seguito dell’esercito napoleonico, compie una scoperta destinata a cambiare il corso della sua vita e di chiunque verrà in contatto con ciò che ha riportato alla luce. La Campagna d’Egitto procede tra entusiasmi e illusioni fino alla disfatta di Abu Qir, e proprio in quel momento Bourrienne, segretario di Bonaparte, stringe un accordo con Robert Goldmeiner, giovane erede di una dinastia dalle radici antiche. Goldmeiner offre prestiti che potrebbero salvare la spedizione, e in cambio pretende tutto l’oro che de Duras troverà negli scavi. Nessuno dei due immagina che quella scelta scatenerà una scia di morte destinata a inseguire chiunque venga a conoscenza dei ritrovamenti dell’archeologo.
Il romanzo alterna questa linea storica a una vicenda contemporanea che tocca direttamente Oswald Breil. A Tel Aviv, la madre adottiva Lilith Habar, ormai vicina alla fine, gli rivela la verità sulla morte dei suoi genitori biologici. È un racconto che apre una ferita antica e che allo stesso tempo illumina un legame con una dinastia potente e spregiudicata, la stessa che affonda le sue radici nell’epoca di Shebitqo e che ha costruito la propria forza su segreti tramandati per generazioni. Sara Terracini accompagna Oswald in questo percorso, cercando di decifrare ciò che Lilith ha taciuto per anni e ciò che la storia ha nascosto sotto strati di menzogne, accordi e violenze.
La parte napoleonica affascina per la ricostruzione dell’ambiente scientifico e militare, per il modo in cui de Duras si muove tra scavi, ambizioni e pressioni politiche. Le recensioni più entusiaste sottolineano proprio la capacità del romanzo di restituire un Egitto vibrante, attraversato da eserciti e da studiosi che cercano di comprendere un mondo antico senza immaginare le conseguenze delle loro scoperte. Le critiche si concentrano su alcuni passaggi volutamente enigmatici, pensati per mantenere il mistero attorno alla figura di Shebitqo e alla maledizione che sembra accompagnare chiunque tocchi il suo segreto.
La parte moderna, invece, si muove su un terreno più intimo e allo stesso tempo più pericoloso. Breil non affronta solo un’indagine, ma un pezzo della propria identità che gli è sempre stato negato. Le rivelazioni di Lilith lo costringono a guardare indietro e a riconoscere che la sua storia personale è intrecciata a un potere che non ha mai smesso di agire. Sara diventa il punto di equilibrio, la mente che collega indizi e testimonianze, mentre Oswald affronta il peso di un’eredità che non ha scelto.
Il romanzo procede accumulando tensione, alternando epoche e registri senza perdere coerenza. Ogni capitolo aggiunge un tassello, e il legame tra la Campagna d’Egitto e il presente diventa sempre più evidente. Quando il quadro si completa, ciò che emerge non è solo un mistero risolto, ma la consapevolezza che certe dinastie sopravvivono perché sanno nascondere la verità meglio di chiunque altro.
Alla fine emergono gli elementi necessari per comprendere il peso del segreto di Shebitqo e il ruolo che ha avuto nella vita di Oswald, lasciando spazio alle conseguenze senza attenuarne la portata.

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