Scusi, bagnino, l'ombrellone non funziona!
🖋️ Marco Buticchi
🔍 Il libro si apre con una scena che potrebbe appartenere a qualunque estate italiana, ma che nelle mani di Marco Buticchi diventa il punto di partenza per un piccolo teatro dell’assurdo. Una bagnante convinta che il sole debba seguirla come un servo obbediente reclama un’ombra impossibile, e da quel momento si capisce che la spiaggia non sarà solo uno sfondo, ma un palcoscenico dove l’umanità si mostra senza filtri. L’autore, nei panni del bagnino, osserva, registra e trasforma ogni episodio in un ritratto che oscilla tra ironia e riconoscimento, perché in quei comportamenti estremi si nasconde qualcosa che tutti abbiamo visto almeno una volta.
La galleria di personaggi che sfila tra gli ombrelloni è costruita con un’attenzione quasi antropologica. Il Cafonauta, il Manzo, la Donnaemamma, il Loquace, l’Arredatore, il Pierre, il Parvenuto, la Sciura, il Colonnello, la Tantra: ognuno porta con sé un piccolo mondo fatto di tic, vanità, fissazioni e sogni che emergono solo in quei quindici giorni di sospensione estiva. Buticchi li osserva senza cattiveria, ma con la lucidità di chi conosce bene le dinamiche di una spiaggia, luogo dove il caldo scioglie le inibizioni e amplifica ogni gesto.
Il tono resta leggero, ma dietro l’umorismo si intravede una riflessione più ampia: la spiaggia diventa un laboratorio sociale dove si incontrano generazioni, classi, abitudini e fragilità. Le recensioni più entusiaste sottolineano proprio questa capacità di trasformare episodi quotidiani in racconti che sembrano inventati e invece sono più veri del vero. Le critiche, quando emergono, riguardano la natura volutamente episodica del libro, che privilegia il ritmo comico rispetto a una struttura narrativa tradizionale.
Ciò che rende il testo efficace è la naturalezza con cui Buticchi passa dal sorriso alla complicità, mostrando come l’estate metta in scena versioni amplificate di noi stessi. Ogni personaggio è una caricatura, ma anche un frammento riconoscibile della realtà: l’ego lucido di crema solare, le protesi improbabili, i costumi che sfidano il buon senso, le conversazioni che nessuno vorrebbe ascoltare e che invece risuonano tra le file di ombrelloni.
Il libro si chiude lasciando la sensazione di aver attraversato un microcosmo che esiste davvero, un luogo dove l’umanità si concede il lusso di essere esagerata, buffa, a volte insopportabile, ma sempre autentica. È un’estate raccontata senza filtri, dove ogni figura diventa un piccolo mito balneare destinato a restare nella memoria più a lungo di quanto si voglia ammettere.

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