La mano di Gloria


🖋️ Renato Carpaneto

🔍 Premessa: per comprendere l'opera di Renato Carpaneto mi vengono in mente due esempi. Il primo è un'intervista a Umberto Eco durante la quale gli venne chiesto come mai ne Il nome della rosa avesse descritto il portale d'ingresso dell'abbazia in ogni dettaglio, utilizzando tre pagine. La risposta fu che in questo modo il lettore veniva aiutato a entrare nei lenti ritmi di vita di un'abbazia medievale e potesse quindi entrare nell’ottica del libro. Il secondo esempio riguarda la nostra epoca, abituata alla velocità dello scambio di informazioni e ai telefilm come CSI o NCIS, dove i casi vengono risolti in pochi minuti grazie a tecnologie miracolose. Ci siamo così scordati di Maigret o Colombo, che senza strumenti futuristici arrivavano comunque al colpevole con arguzia e intelligenza, seguendo indizi, persone e vita quotidiana. Ecco: per leggere Carpaneto bisogna tornare a quel passo lento, a quella capacità di osservare.

Libro 1: giunto alla fine delle 700 pagine mi sono detto soddisfatto di avere quest'opera. Proprio per quanto ho scritto nella premessa bisogna superare la scrittura stile Maigret o Colombo e affrontare il volume come fosse il portale dell’abbazia: una volta varcato, ci si addentra subito nella storia. Una storia ambientata nel 2029, ma narrata con continui salti nel passato e nel futuro per mostrarci cosa ci ha portato ai giorni nostri e cosa ci riserverà il domani. Qui si intrecciano gli elementi principali della trama: l’esplosione di una chiesa durante le esequie di un boss calabrese, la crisi del movimento clandestino Edelweiss in Sudtirol, l’interesse dei servizi segreti russi e turchi, e soprattutto l’enigmatico rituale a cui assiste Fosco Pardini. Tutto converge verso Pietro Jorio, trafficante d’arte che vive in una villa al Col di Nava e che, intuendo un disegno più grande, decide di trasformare il suo club di collezionisti in un’organizzazione rivoluzionaria. Non voglio fare un riassunto del libro e togliere il gusto della lettura, ma alcuni personaggi vanno citati: Pietro Jorio, Lothar Drusian e i suoi antenati, Fosco Pardini, Vittoria Cristaldi. Attraverso le loro storie Carpaneto costruisce l’antefatto e ci introduce a ciò che avverrà nel secondo libro. Il tutto con la sua abilità nel farci attraversare il portale de Il nome della rosa a piccoli passi, aprendolo per noi e con noi, introducendoci lentamente nel mondo dell’abbazia, del libro, della vita dei personaggi e, in fondo, di noi stessi.

Libro 2: e così mi sono ritrovato a voler leggere il secondo libro: bisognava sapere cosa sarebbe successo a questi personaggi che mi avevano tenuto compagnia per tanto tempo. Qui compaiono nuovi protagonisti, la classe dirigente italiana, europea, mondiale, e insieme a loro l’universo multimediale, la televisione, i giornali e chi li controlla. Sembra che nel 2029 si sia conclusa una metamorfosi dei poteri iniziata oggi, sotto i nostri occhi, anche se spesso non vogliamo vederla. Intanto i protagonisti del primo libro trovano alleati inattesi e, guidati da Jorio, iniziano le prime schermaglie contro il potere. È da una di queste che prende il titolo l’intero romanzo. Jorio, con le sue teorie sulla Bellezza e i suoi attacchi, prende quota e si rivela per ciò che è: un condottiero visionario ma concreto. Ci si ritrova risucchiati negli eventi, tra battaglie, piccole insurrezioni, filosofia, Storia e pagine bellissime dedicate all’Amore, presente in dosi massicce. Il libro procede, la fine si avvicina, e quando si volta l’ultima pagina si è pronti a prendere in mano il terzo volume, perché si intuisce che qualcosa di davvero grande sta per accadere. E accadrà.

Libro 3: e tutto si conclude… o quasi. Come al solito non voglio raccontare il libro, altrimenti chi avrà la fortuna di leggerlo si perderà il bello. Ci sarà comunque la battaglia finale, quasi come nella trilogia de Il Signore degli Anelli. Ma mentre Tolkien mette in scena la lotta tra bene e male, qui il conflitto è tra politica e popolo, tra potere e desiderio di tornare alla Bellezza di un tempo, prima che l’era tecnologica travolgesse tutto. La battaglia finale è descritta in stile Carpaneto: due passi avanti e uno indietro fino all’epilogo. Qualcuno morirà, altri resteranno per continuare o meno l’opera, la grande intuizione che Jorio aveva pianificato da anni e che lascia in eredità ai suoi. A loro spetterà decidere cosa fare del mondo, in un finale che non finisce e ti lascia appeso tramite un filo invisibile: chissà come sarà il mondo nel 2029 e chissà cosa sarò io stesso.

Considerazione finale dopo 2108 pagine: uno dei libri più belli che abbia letto. È vero che la lentezza della narrazione può spingere a chiuderlo dopo poche pagine, ma superato questo piccolo impedimento ci si lascia avvolgere dalla storia e si vorrebbe essere sempre lì, con gli occhi puntati sul libro. Credo che Carpaneto voglia anche ricordarci che un Eroe, per essere tale, debba prima o poi uscire di scena, anche sacrificandosi per una causa.

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