Confessioni di una squartatrice

Le indagini dell'ispettore Barbarotti
🧩Le indagini dell'ispettore Barbarotti (05)

🖋️ Håkan Nesser

🔍 Mi piace Håkan Nesser, mi piace il modo in cui costruisce i personaggi e li lascia respirare dentro la storia. In questo romanzo Barbarotti è un uomo che ha perso l’equilibrio, vedovo da poco, incapace di concentrarsi su un lavoro che fino a quel momento aveva rappresentato una forma di stabilità. Il commissario Asunander, forse per delicatezza, gli affida un caso che sembra poco impegnativo: la scomparsa di un uomo svanito cinque anni prima, uscito in moto dalla sua casa di campagna senza farvi più ritorno. È un’indagine che dovrebbe essere un rientro morbido, quasi un esercizio di ripresa, ma basta poco perché la superficie si incrini.
La donna al centro del caso è nota alle cronache come la squartatrice, etichetta che non lascia spazio alle sfumature. In passato ha ucciso il marito violento e ne ha fatto a pezzi il corpo, un gesto che ha segnato per sempre la percezione pubblica della sua figura. Quando il suo compagno scompare, i sospetti si concentrano immediatamente su di lei, anche se non è mai arrivata una confessione. È un passato ingombrante, che pesa su ogni testimonianza e su ogni ricostruzione, e che rende difficile distinguere ciò che è accaduto davvero da ciò che tutti hanno deciso di credere.
Barbarotti affronta il caso con una lentezza che non è esitazione, ma necessità. La perdita della moglie lo accompagna in ogni gesto, e il romanzo suggerisce che proprio lei, in qualche modo, continui a guidarlo. La sua presenza è una voce interiore che non consola, ma orienta. L’indagine procede a piccoli passi, tra intuizioni minime e deviazioni che sembrano non portare da nessuna parte. Poi arrivano i colpi di scena, non come scosse improvvise, ma come conseguenze naturali di ciò che era rimasto nascosto.
La storia si allarga a un altro omicidio avvenuto molti anni prima, un nodo che lega passato e presente e che costringe Barbarotti a guardare oltre la versione più semplice. La verità non emerge per rivelazione, ma per deduzione, passo dopo passo, in un percorso che mette alla prova la sua capacità di restare lucido. Alla fine ciò che scopre non è solo la soluzione del caso, ma il modo in cui le persone scelgono di proteggere ciò che resta della propria vita, anche quando questo significa nascondere eventi che nessuno vorrebbe affrontare. Alcune scelte sono sbagliate, altre inevitabili, ma tutte meritano di essere comprese prima di essere giudicate.
Il romanzo si muove tra il dolore privato di Barbarotti e la complessità morale del caso, senza mai cercare la scorciatoia emotiva. È un noir che lavora sulle zone grigie, sulle motivazioni che non si possono ridurre a una formula, sulla difficoltà di distinguere la colpa dalla sopravvivenza. E quando tutto si ricompone, resta la sensazione che per capire davvero qualcuno bisognerebbe prima imparare a guardarlo senza pregiudizi, mettendosi nei suoi panni, almeno per un momento.

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