Cave canem

Publio Aurelio - Un investigatore nell’antica Roma
🧩Publio Aurelio - Un investigatore nell’antica Roma (03)

🖋️ Danila Comastri Montanari

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Questo libro è presente nel Percorso Autori italiani.

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🔍 Torno indietro nel passato, ho finito la quinta superiore e non sono più obbligato a leggere libri, commentarli ed entusiasmarmi ai loro versi solo perché fanno parte del programma scolastico. Sono in un centro commerciale e passo davanti alla sezione dei libri, di cui uno mi attrae: è rosso ed il titolo è Cave canem. Mi chiedo perché a scuola non insegnino queste semplici traduzioni, perché Cesare disse proprio “il dado è tratto” dopo aver passato il Rubicone (ma questo lo scoprirò in un altro libro). Comunque compro il libro, il primo libro scelto da me e non da altri per me, torno a casa ed inizio a leggerlo. È un giallo storico in cui la trama dei due delitti viene sapientemente svelata da Publio Aurelio; ma non è solo questo che mi colpisce. Mi colpiscono gli usi e i costumi dell’antica Roma, la ricostruzione fedele della vita di tutti i giorni, le curiosità così sapientemente descritte da Danila Comastri Montanari. E mi colpiscono i dialoghi con Castore, davvero divertenti. Inutile dire che il sabato successivo e quello dopo ero sempre lì a comprare un nuovo libro della serie, la prima serie che ho scelto io e che ha risposto così bene alla mia sete di curiosità. Da lì è nata la passione per i libri, visti non solo come una storia o un delitto, ma come la descrizione di quello che si muove intorno e dentro i personaggi per capire qualcosa di più di quella che è la vera Storia.
In Cave canem tutto parte da una sosta apparentemente tranquilla: Aurelio sta tornando a Roma dopo la villeggiatura a Baia e decide di fermarsi nella villa di Gneo Plauzio, un plebeo arricchito grazie all’allevamento di pesce pregiato. La casa si affaccia sul lago d’Averno, un luogo che gli antichi consideravano la porta degli Inferi, e questa scelta geografica basta da sola a dare alla storia un’ombra sottile, senza bisogno di proclami. Appena arrivato, Aurelio scopre che il figlio del padrone di casa, Plauzio Attico, è stato trovato morto la notte precedente. Non è un delitto rumoroso, non è un omicidio “da scena”: è un evento che pesa soprattutto per il silenzio che lo circonda. E quando un secondo morto compare poco dopo, la sensazione è che quella famiglia viva sotto qualcosa che nessuno vuole nominare apertamente.
La maledizione che aleggia sui Plauzi non è un trucco narrativo, ma il modo in cui emergono superstizioni, tensioni interne, rapporti incrinati. Aurelio osserva e collega, Castore commenta e alleggerisce, e intanto la vita romana si muove attorno a loro con una naturalezza che mi aveva colpito fin da subito. Le botteghe, le abitudini domestiche, i piccoli rituali quotidiani: tutto contribuisce a dare corpo a un mondo che non sembra ricostruito, ma semplicemente vivo.
Il giallo procede con un ritmo che non cerca effetti speciali. La soluzione arriva come conseguenza logica di ciò che abbiamo visto, ma non è quello il punto. Il punto è che Cave canem mi ha mostrato per la prima volta che un romanzo può essere un modo per entrare in un’epoca, non solo per scoprire un colpevole. È stato il libro che mi ha fatto capire che leggere non significa seguire una trama, ma osservare come si muovono le persone dentro quella trama. E da quel momento non ho più smesso.

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