Una traccia nel buio

Una traccia nel buio
🧩Le indagini di Konráð (05)

🖋️ Arnaldur Indriđason

🔍 Meglio l’indagine in corso o quella ambientata durante la seconda guerra mondiale? La domanda attraversa tutto il romanzo, perché ciò che accade oggi non esiste senza ciò che è rimasto sospeso allora. L’apparente tranquillità del piccolo appartamento di Stefán Þórðarson si incrina quando l’uomo viene trovato soffocato nel sonno, ucciso da qualcuno che conosceva abbastanza da aprirgli la porta. La scena è ordinata, quasi studiata, ma sulla scrivania spiccano ritagli di giornale ingialliti che raccontano un altro delitto, quello di una giovane donna trovata morta dietro il Teatro Nazionale nel 1944, quando Reykjavík era un crocevia di soldati britannici e americani, di paure e di speranze, di una città che si preparava a diventare Repubblica.
Konráð, detective in pensione, si avvicina al caso con la consueta attenzione ai dettagli minimi. Quel collegamento con il passato lo colpisce più di tutto: perché un uomo solitario, senza parenti né amici, conservava articoli su un omicidio mai risolto? E soprattutto, chi era davvero Þórðarson, figura quasi priva di radici, come se fosse comparso dal nulla? L’indagine si apre così su due piani temporali che procedono in parallelo. Nel presente Konráð cerca di ricostruire la vita della vittima, mentre nel passato un detective militare segue le prime tracce della ragazza uccisa, muovendosi in una Reykjavík attraversata da soldati, razioni, superstizioni e un popolo che osserva gli eventi con la prudenza di chi teme di perdere la propria identità.
Capitolo dopo capitolo, i due percorsi si avvicinano. I personaggi che incontriamo nel 1944 riemergono nel presente, invecchiati, segnati da ciò che hanno taciuto. Le due indagini sembrano quasi dialogare, come se un detective suggerisse all’altro la direzione da prendere. Il romanzo mostra una città che viveva l’occupazione con un misto di timore e curiosità, dove le saghe nordiche convivevano con la presenza dei militari e dove il “popolo nascosto”, gli elfi e le leggende, diventavano parte del modo in cui gli islandesi interpretavano ciò che non riuscivano a spiegare.
Konráð segue ogni indizio con la pazienza di chi sa che la verità non arriva mai in linea retta. L’omicidio di Þórðarson si rivela un conto rimasto aperto con quel vecchio caso del 1944, un nodo che nessuno aveva sciolto e che ora torna a chiedere attenzione. Le due epoche si intrecciano fino a formare un’unica storia, dove occultismo, depistaggi e memorie distorte trovano finalmente un punto di contatto.
E poi le saghe nordiche: cosa mai avrà a che fare il misterioso popolo nascosto con i delitti che attraversano il romanzo? E gli elfi, che compaiono come un’eco lontana nelle credenze popolari, quanto influenzano il modo in cui gli islandesi leggono ciò che non comprendono? È proprio in questo equilibrio tra storia, superstizione e indagine che il libro trova la sua voce più originale.
Lo consiglio a chi vuole scoprire un frammento di Islanda attraverso un giallo che unisce curiosità, memoria e un passato che non smette di farsi sentire.

Commenti

Proposte