L’oracolo
🧩Serie Il mio nome è Nessuno (03)
🖋️ Valerio Massimo Manfredi
🔍 Nel novembre del 1973 Atene vive giornate che sembrano sul punto di spezzarsi. Le strade attorno al Politecnico ribollono di tensione, la città è attraversata da un’agitazione che cresce ora dopo ora, e in quel clima un archeologo muore subito dopo aver riportato alla luce un vaso d’oro legato a Tiresia. Il ritrovamento non fa in tempo a diventare notizia che un’altra tragedia si abbatte sulla città: una studentessa viene catturata e uccisa dalla polizia sotto gli occhi del fidanzato, Claudio Setti. Due eventi che non sembrano avere nulla in comune, e che invece aprono una ferita destinata a non richiudersi.
Passano dieci anni e la Grecia si ritrova di nuovo immersa nella paura. Una serie di delitti colpisce con una violenza che non lascia spazio a interpretazioni semplici. Ogni omicidio è accompagnato da un rituale, da una profezia che sembra uscita da un mondo lontano, come se qualcuno stesse seguendo un percorso antico e preciso. Chi non ha vissuto i giorni della rivolta studentesca non può cogliere il legame, ma chi ricorda quegli anni sa che il vaso di Tiresia non è un reperto come gli altri. Su di esso è raffigurata una profezia che parla dell’ultimo viaggio di Ulisse, una seconda odissea che lo avrebbe condotto fino alla fine del mondo per interrogare l’oracolo dei morti.
Il romanzo intreccia presente e passato senza mai separarli davvero. Le indagini non avanzano come un percorso lineare, ma come un avvicinamento a qualcosa che sfugge alla logica. Ogni delitto aggiunge un frammento, ogni profezia apre una porta su un mondo che non dovrebbe avere alcun legame con la Grecia contemporanea. Eppure quel legame esiste, e diventa sempre più evidente. Il vaso ritrovato nel 1973 non è un oggetto da museo: è la chiave che permette di leggere la violenza come parte di un disegno che affonda le radici in un passato che nessuno ha davvero compreso.
Claudio Setti, segnato dalla tragedia vissuta durante la rivolta, si ritrova coinvolto in un percorso che non ha scelto. Il suo dolore non è un ricordo, è una presenza che continua a influenzare ogni passo. La Grecia degli anni Ottanta diventa il teatro di una storia che sembra uscita dai miti, ma che si manifesta attraverso omicidi reali, attraverso profezie che non dovrebbero avere alcun potere e che invece sembrano guidare la mano di chi uccide. Il confine tra ciò che è stato e ciò che è torna a farsi sottile.
La tensione cresce fino a trasformarsi in una domanda che non riguarda più solo i delitti. Il vaso di Tiresia, con la sua raffigurazione dell’ultimo viaggio di Ulisse, diventa il punto verso cui tutto converge. Non è un luogo fisico, non è un santuario nascosto, ma un simbolo che pretende di essere ascoltato. La Grecia contemporanea si ritrova a guardare dentro un mito che non è più confinato nei racconti antichi, ma che sembra riemergere attraverso la violenza, come se qualcuno avesse deciso di riportarlo alla luce per completare ciò che era rimasto sospeso.

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