Quinto comandamento
🖋️ Valerio Massimo Manfredi
🔍 In una mattina di febbraio del 2004 Jean Lautrec irrompe nell’ospedale di Imola. Non guarda nessuno, non ascolta nessuno: vuole raggiungere la stanza dove padre Marco Giraldi è sdraiato, sedato e intubato. Il sacerdote è stato avvelenato dopo essere sfuggito ai sicari delle multinazionali contro cui si era schierato per difendere la foresta amazzonica e i popoli che la abitano. Ora giace immobile, tenuto in vita dalle macchine, e Jean lo osserva con la durezza di chi ha visto troppo. I due si erano conosciuti molti anni prima, in un altro continente e in un tempo in cui il mondo sembrava sul punto di cambiare.
Il romanzo torna al Congo, proprio mentre il Paese sta per ottenere l’indipendenza dal Belgio. Il discorso di Patrice Lumumba incendia gli animi, le tensioni etniche esplodono, la guerra civile travolge città e villaggi. Padre Marco decide di restare, di non abbandonare i confratelli e le comunità che vivono nel caos. È un uomo che non cerca gloria: vuole proteggere chi non ha difese, in un contesto dove la violenza non risparmia nessuno.
Per riuscirci ha bisogno di una squadra, e ciò che trova è un gruppo di figure segnate dalla vita, lontane dall’idea di eroi ma capaci di diventarlo quando non c’è alternativa. Kazianoff, medico russo alcolizzato ed ex Spetsnaz; Louis, prete vallone che ha rinnegato la sua vocazione per amore; Rugenge, giovane cacciatore congolese dalla mira infallibile; Jean Lautrec, imbattibile con il mitra e con un passato che non si cancella. Sono uomini diversi, provenienti da mondi lontani, ma in quel momento rappresentano l’unica possibilità di difendere innocenti travolti da un conflitto feroce.
Manfredi costruisce la storia intrecciando la dimensione storica con quella umana. Il Congo in fiamme non è solo lo sfondo: è il luogo in cui ciascuno dei protagonisti deve confrontarsi con ciò che è stato e con ciò che potrebbe diventare. Padre Marco guida il gruppo con una determinazione che nasce dalla fede e dall’esperienza, mentre il Quinto Commando prende forma come un insieme di persone che, pur fragili, trovano un modo per resistere. La loro missione non è un’avventura: è un tentativo di salvare vite in un contesto dove ogni scelta può avere conseguenze irreversibili.
La narrazione alterna il presente di Imola al passato africano, mostrando come ciò che accade in Congo abbia segnato profondamente tutti i protagonisti. Il legame tra padre Marco e Jean nasce in quel periodo, in mezzo alla violenza e alla necessità di agire, e diventa il filo che collega le due epoche del romanzo. In questo intreccio emergono sentimenti concreti: la paura, la responsabilità, la fatica di restare umani quando tutto intorno sembra crollare. Manfredi li racconta senza enfasi, lasciando che siano i gesti e le scelte a parlare.

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